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Consigli di viaggio

In ogni epoca il numero delle persone che ha vissuto con una tensione all’omologazione è stato sempre più grande del numero di coloro contro tale concetto. Ed è così che ogni attività (da quella culturale a quella commerciale o produttiva, per finire in quelle spirituali) ha agito su due o più livelli. Qualcosa che andasse bene per tutti o comunque per il maggior numero di persone e, in contrapposizione, qualcosa realizzato pressoché su misura per ogni individuo. Se così non fosse non avrebbero senso le sterminate produzioni letterarie che accompagnano la storia dell’uomo, i fast food, il casual (eguale in tutto il mondo) e i pochi, ma sempre più rari artigiani, perle rare e preziose in una sconfinata distesa di sabbia uniforme. Riferendoci alla nostra azienda, se esistesse la categoria degli artigiani del turismo, saremmo orgogliosi di appartenervici e mireremmo anche a qualche merito speciale. Questo non vuol dire che noi non cogliamo le opportunità dell’evoluzione… sociale o tecnologica; tutt’altro! Utilizziamo sì il computer per fare di conto più velocemente o per comunicare con l’altro lato del mondo in tempo “reale”, ma quello che è alla base e che gestisce ogni nostra scelta è il cervello. Il nostro cervello è il nostro cuore di artigiani, di piccola impresa che vive il proprio lavoro esattamente come il termine recita. Ed è una grande impresa rapportarsi ogni giorno con varie superficialità, qualunquismi, approssimazioni che spesso appartengono proprio al mondo omologato. In questa realtà continuare oggi a costruire viaggi con la stessa dedizione e la stessa attenzione di quarant’anni fa non è una facile impresa. Tale premessa è la chiave di lettura delle nostre proposte.
 
Il luogo perfetto non è lo stesso per tutti; per alcuni la spiaggia più bella probabilmente non produce emozioni; per altri le condizioni più depresse offrono motivi di riflessione e una sempre più rara ricchezza umana. L'obiettivo del nostro lavoro è che ogni viaggio sia quello giusto, quello che soddisfa le aspettative e dia adeguato credito alla preparazione effettuata. Un viaggio scelto, dunque, auspicato con la sensibilità e la volontà di rispettare tutte le diversità: consuetudini, culture, leggi civili e religiose.

Considerazioni Generali
Vogliamo offrire, da Viaggiatori a Viaggiatori, un primo suggerimento. La curiosità e l’interesse per le diversità costituiscono alcuni tra i motivi principali che dovrebbero spingere a viaggiare, lasciando a casa le abitudini di casa nostra. Ci sono “valori” che a noi sembrano assoluti ma che possono assumere consistenze molto diverse, nelle differenti aree del mondo. A volte il contatto con le diversità, ci porta a scoprire altre realtà o differenti interpretazioni della stessa. Nella scoperta, se non la si intende come sconfitta di ciò che aprioristicamente riteniamo di conoscere, c’è l’essenza migliore, più gratificante, più “nobile” dell’andare per il mondo. Non sempre però si riescono a fornire risposte corrette a ciò che incontriamo nel nostro viaggiare. Non dovremmo quindi avere l’ansia di rispondere a tutti gli interrogativi che il contatto con il nuovo e la nostra sensibilità ci sollecitano. Purtroppo la nostra “cultura” ci porta ad emettere giudizi specie se riguardano aspetti interessanti e “strani” del paese visitato. Il problema è che troppo spesso le nostre riflessioni non vengono espresse con la cautela che si deve a fatti, persone e luoghi a noi poco noti. A volte sarebbe più produttivo e opportuno esprimere opinioni in forme meno nette, più caute e riflessive, per evitare semplicistiche e superficiali valutazioni che, diventando certezze assolute, falserebbero completamente tutte le susseguenti esperienze. Capita spesso che solo dopo pochi giorni di permanenza in un paese, qualcuno sentenzi il modo per risolvere problemi che non trovano soluzione da decenni o secoli. Riteniamo che ciò sia negativo non solo per il generico rispetto che si deve a quanto non è sufficientemente conosciuto, ma anche perché così si rischia di non cogliere l’effettiva realtà del luogo che si sta visitando; principale motivo, crediamo, per cui si è scelto questo o quel viaggio. Alcuni eventi, se proprio se ne sente il bisogno, possono essere oggetto non di istintive interpretazioni, magari affrettate o errate, ma di più realistiche, documentate e ponderate riflessioni, una volta tornati a casa. Ci sentiamo quindi in dovere di sollecitare una convinta e non solo formale condivisione dello “stile” da noi proposto, che riteniamo non contrasti affatto con le caratteristiche di una “libertà” che presiede alla volontà di viaggiare. La regola aurea da tenere sempre presente, consiste semplicemente nel ricordare che il rapporto con gli altri non presuppone una graduatoria di qualità tra “noi” e “loro”. Non necessariamente si deve individuare un “migliore” e un “peggiore”. Semplicemente gli altri manifestano e rappresentano “diversità” che, altrettanto semplicemente richiedono e necessitano del rispetto dovuto. Nell’intento di avvicinarci il più possibile alle diverse esigenze e sensibilità dei Viaggiatori, proponiamo varie formule di viaggio, in piccoli gruppi, in due o in quattro, con o senza accompagnatore, visite guidate da archeologi, in gruppi “chiusi” precostituiti da agenzie di viaggio o da associazioni culturali.

Variazioni dei Viaggi
Ogni viaggio è un evento a sé stante, un’esperienza viva a cui partecipano esseri umani con pensieri e cuori diversi; per questo potrebbe essere necessario apportare variazioni alla struttura del viaggio, anche all’ultimo momento. Ed inoltre, per motivi di opportunità contingenti potrebbe essere necessario sostituire alberghi, ruotare le visite e le escursioni anche in funzione dei diversi periodi stagionali.

Visti
Il costo dei visti di ingresso indicato per ogni viaggio è quello stabilito dalle ambasciate o dai consolati di ogni Paese ed è indicato al netto di ogni spesa per l’ottenimento dello stesso. Per questo motivo potrebbe verificarsi la necessità di variare il costo del visto nel corso dell’anno. I diritti di urgenza ed i costi di corriere/assicurata per la consegna e la resa dei passaporti saranno, se necessari, anch’essi addebitati al netto.

Dati Anagrafici dei Partecipanti
Al momento della prenotazione i Partecipanti sono tenuti a trasmettere correttamente i propri dati anagrafici, incluso il codice fiscale. I dati devono corrispondere a quelli riportati sul passaporto personale e sono utilizzati nel pieno rispetto della legge 675/96 (tutela della riservatezza dei dati personali) unicamente per l’emissione dei biglietti aerei e delle prenotazioni alberghiere. Ricordiamo che è facoltà dei diversi fornitori dei servizi verificare la veridicità e l’esattezza dei nominativi prenotati e partenti. In caso di non conformità, potrà essere negato l’imbarco o il soggiorno e la nostra organizzazione non potrà essere ritenuta responsabile della relativa perdita del viaggio e di tutte le spese conseguenti la mancata partenza o il forzato rientro. Queste spese saranno interamente addebitate al Partecipante.

La Partenza
I Partecipanti devono presentarsi presso l’aeroporto convenuto secondo le indicazioni riportate nella “convocazione” allegata ai documenti di viaggio finali che hanno valore di “voucher”. Nessuna responsabilità potrà esserci imputata per il mancato arrivo all’aeroporto convenuto a causa di scioperi, condizioni atmosferiche avverse, ritardo o cancellazione dei voli in coincidenza anche se emessi dalla nostra organizzazione.

Viaggio Aereo
In caso di viaggio senza accompagnatore ricordiamo che è necessario effettuare la riconferma della prenotazione del volo di rientro in Italia almeno 72 ore prima del rientro stesso. I nostri corrispondenti locali sono a disposizione per questa procedura che è obbligatoria ma ricordiamo che ogni onere dovuto alla mancata riconferma di un volo e le spese conseguenti alla mancata partenza o il forzato rientro è a totale carico dei Clienti e che le eventuali spese saranno interamente addebitate al Partecipante.

Guide e Accompagnatori
Inevitabilmente in linea generale le guide locali più preparate e colte sono nei Paesi dove il turismo è più sviluppato, pertanto il concetto di “guida locale” non è lo stesso in ogni Paese. Ed ancora il viaggiatore italiano è generalmente quello che si muove per ultimo tra i Viaggiatori del mondo; ecco perché le guide locali che parlano italiano sono, nei Paesi da noi ancora poco visitati, tra le più rare e le meno preparate. In ogni modo, potendo e volendo scegliere tra una “cattiva” guida parlante italiano ed una “buona” guida parlante inglese o francese la nostra organizzazione preferisce optare per la seconda ipotesi. I nostri accompagnatori sono professionisti preparati che sentono profondamente la responsabilità del loro compito. Collaborano con noi accompagnatori che sono anche archeologi e antropologi che conoscono il Paese in cui vanno, parlano spesso la lingua del posto, sanno operare al meglio e sono totalmente al servizio dei nostri Viaggiatori. Nondimeno sia la guida che l’accompagnatore sono soggetti alle fragilità umane, alle influenze e ai mal di testa. Proprio come tutti noi. In casi limite la necessità di una sostituzione dovrà essere accolta con la più grande disponibilità, senza i paragoni inopportunamente originati dall’avvicendamento, per ridurre al minimo il disagio di dover subentrare ad un collega in corso di viaggio.

Mance
Le mance sono escluse dalle quote di partecipazione. Segnaliamo che le stesse sono ormai una consuetudine in tutto il mondo. Per quanto riguarda le nostre partenze in gruppo nei documenti di viaggio finali viene indicata la cifra da considerarsi complessivamente. L’accompagnatore, in accordo con tutti i Partecipanti, potrà farsi carico della gestione delle stesse. E’ necessario sottolineare che, pur tenendo presente il carattere non obbligatorio della mancia, questa non è un’elemosina e costituisce in molti paesi una delle fonti di reddito più rilevanti per chi fornisce i servizi accessori in albergo, nei ristoranti, per gli autisti e per le guide. A seconda dei paesi e delle esigenze locali (molte guide sono costrette a venire in Italia per imparare la lingua con costi proibitivi per le rispettive famiglie), la guida stessa, per i viaggi a carattere individuale, se sollecitata in modo discreto, fornirà le indicazioni per un adeguato riconoscimento. Ricordiamo che la guida quasi sempre parla la nostra lingua e che qualsiasi gratificazione va offerta con la più grande sensibilità e riconoscenza. Invitiamo sempre a considerare la qualità del servizio che è stato reso.

Consigli Sanitari
Prima di effettuare un viaggio è bene assicurarsi di essere in buone condizioni fisiche generali, di non avere problemi dentistici sospesi e di avere almeno un paio di occhiali da vista di scorta. Inoltre è bene fare valutazioni differenziate rispetto alle precise caratteristiche di ogni itinerario tenendo conto del clima, delle altitudini, del grado di difficoltà, dell’impegno richiesto e delle sistemazioni previste per i pernottamenti. Queste informazioni potranno essere fornite al momento della prenotazione. In generale giunti sul posto raccomandiamo di non bere acqua dai rubinetti, anche se indicata come potabile. È buona norma invece bere sempre acqua minerale da bottiglie chiuse ed osservare le comuni precauzioni igieniche mangiando frutta e verdura cruda fuori dagli alberghi e dai ristoranti locali soltanto se sbucciata e ben lavata. È bene evitare l’utilizzo di ghiaccio nelle bevande dato che il congelamento non elimina i microrganismi nocivi. Tè e caffè preparati con acqua bollita non sono mai un problema come non lo è lo yogurt; il latte invece potrebbe esserlo. Nei chioschi lungo le strade suggeriamo senz’altro di assaggiare solo quello che si vede cucinare sotto i propri occhi. Raccomandiamo di accertarsi che il cibo sia sempre ben cotto. È bene ricordare di portare con sé tutte le medicine personali di cui si ha normalmente bisogno oltre ad un disinfettante intestinale e a compresse di sali minerali che potrebbero essere utili in caso di grandi sudorazioni o dissenteria prolungata. Ricordiamo ancora un copricapo, creme protettive per il sole nelle stagioni calde, occhiali da sole, creme repellenti per le zanzare e pomate per le punture. Per quanto riguarda l’abbigliamento raccomandiamo sempre, specialmente nelle ore serali, anche in situazioni di grande calura, abiti lunghi con maniche lunghe onde evitare l’introduzione di insetti ed ancora raccomandiamo durante le escursioni la protezione dei piedi con scarpe chiuse. Se si è rientrati da meno di una settimana da paesi infettati dalla febbre gialla (principalmente del centro Africa e del centro America) occorre essere muniti obbligatoriamente del certificato internazionale di vaccinazione contro questa malattia virale. La nostra organizzazione comunicherà di volta in volta, all’atto della prenotazione, gli aggiornamenti relativi alla situazione sanitaria nel mondo (preghiamo consultare per questo il nostro link nel sito). Il rischio di contrarre la malaria è presente in tutti i paesi tropicali, nella maggior parte delle aree rurali, in alcuni centri urbani dell’Africa e dell’Asia sotto i 2000 metri. Preghiamo consultare il medico personale per l'eventuale profilassi chiedendo agli uffici di igiene i medicinali più idonei al ceppo malarico presente nel paese che si intende visitare.

Consuetudini Locali
Un suggerimento su tutti può essere quello di attenersi alla maggiore discrezione possibile nell’entrare in contatto con realtà umane diverse dalla propria per organizzazione e bisogni. I nostri viaggi si effettuano perlopiù in aree del mondo dove la globalizzazione economica non è ancora giunta, se mai tale ipotesi potrà realmente esistere, aldilà dello slancio idealistico contenuto in tale messaggio. Attualmente, nella maggioranza dei Paesi che visitiamo vige il sistema delle logiche assistenziali che vorrebbero mirare al riequilibrio delle ingiustizie sociali. In sintesi quasi ovunque in America latina, in Africa ed in Asia i bisogni primari della maggioranza della popolazione sono ancora lontani dall’essere soddisfatti; bisogni come l’accesso all’acqua pulita, vie di comunicazione più adeguate alle condizioni climatiche, case più stabili e confortevoli, centri sanitari più funzionanti e raggiungibili, centri scolastici e di formazione professionale. In poche parole il substrato delle popolazioni che andiamo a visitare manca dei mezzi primari per una migliore qualità della vita. A noi viene solo chiesto, oltre al piacere di godere della ricchezza delle diversità, di prendere atto delle altrui fragilità perché non venga mai a verificarsi che la distruzione di etnie diverse, tradizioni e radici culturali possa attuare la terribile strategia della sussistenza nel mondo di un unico modello etnico ed economico.
 
Per visitare al meglio i paesi di religione islamica, vorremmo dare alcuni suggerimenti, ricordando che questi luoghi di così antica civiltà presentano sostanziali diversità di usi e convenzioni e che gli arabi si aspettano dai visitatori un atteggiamento soprattutto di rispetto. In occidente l’abbigliamento in genere ci “protegge” dal clima, dalla nudità, e si rapporta con le mode. Per altri può essere invece qualcosa che travalica l’estetica e la funzionalità, perché legato alla moralità. Incontriamo quindi in vari paesi molte diversità che vanno rese compatibili, specialmente per le signore, con le “estrosità” occidentali ed il necessario senso del pratico. Non sempre è necessario seguire ed imitare alla lettera il comportamento dei locali, come succede per esempio in Iran. Per recarsi in questo paese, le signore devono adottare un abbigliamento che preveda di coprire sempre i capelli e indossare vestiti non aderenti, ampie casacche, spolverini ecc. che non lascino visibili neppure le caviglie. Sarà invece sempre indispensabile nei paesi di cultura musulmana, ma in genere in tutti quelli in cui esistono culture religiose molto presenti nella quotidianità, tenere fermamente presente che quello che per noi è semplicemente scoprirsi per abbronzarsi o stare più freschi, per altri è invece inteso come un’offesa, anche grave, alla decenza e alla moralità religiosa. In sostanza l’indossare pantaloni corti ha lo stesso “valore” per diverse altre culture, che avrebbe, da noi, andare in giro in mutande. Ovviamente non esistono norme di comportamento da rispettare allo stesso modo in tutti i paesi e in tutti i luoghi. Entrare in un tempio o in una moschea o in una sinagoga o in una chiesa, visitare un sito archeologico, passeggiare per strada, sostare nella hall dell’albergo, non necessitano della stessa attenzione nell’abbigliamento anche se in generale in pubblico, specialmente per le donne, non sono graditi i pantaloni corti e non è mai opportuno mostrare scollature e spalle scoperte. Anche indossare vestiti molto aderenti o trasparenti, pure in luoghi lontani da quelli di culto, come Petra, è vivamente sconsigliato perché, senza mezzi termini, contrastano con quella “decenza islamica” di cui in genere sono rispettosi osservanti non solo i locali, ma anche gli altri turisti di fede musulmana.
 
Inoltre non sarà apprezzato dai paesi cultura islamica un atteggiamento troppo espansivo in pubblico, anche se con il proprio partner. La donna è severamente custodita dalla gelosia maschile ed in genere conduce una vita riservata. Quando si vuole rifiutare un’offerta è molto gradito, nei paesi arabi, segnalare il rifiuto con un gesto gentile che consiste nel portare la mano destra sul cuore. Col tradizionale senso di ospitalità degli arabi e dei beduini in particolare, occorre rapportarsi con questi in maniera non invasiva. Possiamo accettare un caffè, al bar, da uno sconosciuto anche solo per il piacere di scambiare le due sole parole che questi può conoscere nella nostra lingua. È ovviamente differente il caso dell’invasione di un gruppo di persone tutte “armate” di macchina fotografica, in una tenda di beduini incontrata nel deserto durante un trasferimento. Come sappiamo è molto facile incontrare un fedele in preghiera anche nei luoghi più impensati: sarà bene rispettarne la privacy il più possibile. L’invito alla preghiera è scandito cinque volte al giorno dal Muezzin sui minareti delle moschee, delle città e dei villaggi. Ricordiamo il Ramadan, mese di astinenza e di purificazione. Il calendario musulmano è diviso anch’esso in 12 mesi, ha inizio nel 622 d.C. anno dell’Egira e presenta maggiore differenza di anni perché la durata dell’anno lunare è minore dell’anno solare. Con riferimento al calendario gregoriano, non si ripresenta ogni anno alla stessa data, ma 11 giorni prima del precedente. Tra i calendari, diversi dal calendario gregoriano e discordanti tra loro ricordiamo il calendario ebraico lunisolare (parte dall’inizio del mondo secondo la Bibbia), il calendario etiopico solare (comincia 7 anni dopo l’inizio dell’era volgare). Tornando al Ramadan ricordiamo che in questo periodo, dall’alba al tramonto molti musulmani si astengono dal fumare, dal bere, dal mangiare e da molte altre attività. Gli stranieri ovviamente non sono coinvolti in queste prescrizioni ma è raccomandata comunque una particolare discrezione.
 
In Oriente troviamo un vero caleidoscopio: dalla non-religione della maggioranza cinese attuale alle filosofie religiose più affascinanti dell’India; dall’islam al confucianesimo, dall’induismo al buddismo, al taoismo, al jainismo e allo shintoismo. Ed ancora dallo zoroastrismo al cristianesimo e ad una quantità di gruppi e sette le cui pratiche religiose penetrano e condizionano la vita. Nei templi delle religioni orientali si entra sempre senza scarpe e qualche volta solo a piedi nudi. Anche urlare e usare toni violenti di fronte ad altri, nel Laos per esempio, è fortemente inopportuno, perché fa “perdere la faccia” a chi assiste alla scena. Più in generale occorre ricordarsi che in oriente si tende a non manifestare apertamente ed in maniera eclatante i propri sentimenti e le proprie emozioni in pubblico. Relativamente all’uso delle mani, è sconsigliabile nei paesi musulmani, ma non solo, ricevere o porgere alimenti con la mano sinistra, perché questa è in genere deputata alle abluzioni e pulizie corporali. Mentre, poggiare affettuosamente la mano sulla testa di un bambino, cosa molto diffusa da noi, in Cambogia come in altri luoghi in cui si professi il buddismo, è considerato un gesto assai disdicevole perché la testa è ritenuta la parte più sacra del corpo. Alle donne, quasi sempre ed ovunque, sono vietati atteggiamenti che a volte sono consentiti agli uomini. In particolare in Laos, ma anche in altri paesi buddisti, alle donne è fatto divieto di toccare i monaci, per cui quando devono porgere loro l’offerta mattutina, lo fanno poggiando riso o altro su un vassoio da cui poi i monaci prelevano quanto donato. Con riferimento alle forme che può assumere il saluto nelle diverse realtà, occorre ricordare che pur se si sta diffondendo ovunque la stretta di mano all’occidentale, continuano ad esistere in oriente, dal Vietnam al Myanmar all’India, modalità diverse come il congiungere le mani quasi in segno di preghiera, all’altezza del petto o della testa. Buona norma vuole che di fronte ad un saluto siffatto, si risponda allo stesso modo. Così come sarebbe opportuno rispondere nella lingua del posto ad un saluto verbale, specie se si tratti di un suono facilmente riproducibile come per esempio il “namastè” tanto usato in Nepal ed India. Soprattutto in Giappone per attribuire riguardo all’atto di presentarsi a qualcuno, si usa distribuire sempre il proprio biglietto da visita, e lo si fa porgendolo sempre con le due mani. Più in generale è buona norma utilizzare contemporaneamente le mani nell’atto di porgere qualcosa ad una persona, ciò per segnalare la dovuta importanza al gesto e alla persona stessa. Da considerare infine che quando si entra in una casa o in una tenda, sia in oriente che nei paesi arabi, è necessario togliersi le scarpe. È anche inopportuno mostrare molta sorpresa, eccessiva attenzione e curiosità se si incontrano nelle strade di Kathmandu, Samarcanda o Damasco uomini (o donne) che vanno mano nella mano. Questo atteggiamento non ha nulla a che vedere con le tendenze sessuali degli interessati, ma indica semplicemente un diffusissimo gesto di affettuosa amicizia, manifestazione che in genere, invece, non è consentita in pubblico tra sessi diversi. Per tutti e nei confronti di tutti vale un atteggiamento rispettoso, discreto, cauto e riflessivo e un abbigliamento quanto mai decoroso e semplice. Osservare attentamente prima di muoversi è il suggerimento più utile che possiamo dare. Di fatto la religione condiziona fortemente tutti gli stati sociali e per questo sarebbe bene preoccuparsi di avere qualche informazione su di esse. Anche incontrando altri visitatori il cui atteggiamento è assai lontano da quanto qui sopra indicato, desideriamo che chi viaggia con noi si distingua, anche in questo caso, per l’attenzione, la preparazione ed il rispetto prestati alle consuetudini locali.

Visita di Luoghi Sacri
Particolare attenzione va posta al rispetto che si deve ai luoghi sacri, di qualsiasi genere e culto. In alcune moschee è vietato l’ingresso ai non musulmani, per entrare in altre è sufficiente togliersi le scarpe, in altre ancora le signore devono indossare lo chador. Certi templi, quasi in tutto l’Oriente, possono essere visitati solo a piedi nudi e persino le aree di accesso, scale, cortili, debbono essere percorsi senza scarpe e calzini. Inutile lamentarsi o escogitare artifici per disattendere queste norme perché vanno adottati comportamenti rispettosi della sacralità del luogo. La discrezione deve sempre essere mantenuta nella consapevolezza che la possibilità di ingresso concessa ai visitatori, da considerarsi come un privilegio, non deve mai disturbare interferendo con i riti dei fedeli, anche se non si condividono credenze e liturgie. Anche la visita esterna di certi luoghi sacri, a volte va effettuata con particolari modalità, come nel caso delle chiese copte in Africa e degli “stupa” buddisti in Nepal intorno a cui si dovrà sempre procedere in senso orario. All’interno dei santuari buddisti, si ritiene opportuno suggerire di non indicare o puntare il dito, e tanto meno, nel caso in cui si sia seduti, le piante dei piedi nella direzione delle immagini del Buddha. Nel caso si abbiano dubbi su come comportarsi, sarà bene non solo chiedere suggerimenti alla guida o all’accompagnatore, ma anche non discostarsi dai comportamenti della gente del posto.

Fotografare, Filmare
Sono molti gli aspetti da tenere presenti per non incorrere nelle sanzioni previste in alcuni paesi per chi fotografi luoghi ritenuti “strategici”. Da notare che luoghi “strategici” possono essere considerati aeroporti, palazzi ministeriali, caserme, ma anche ponti, stazioni ferroviarie, e ogni edificio ritenuto “importante” per la sicurezza del paese. Questa caratteristica potrebbe non essere da noi compresa ed è quindi bene, prima di fotografare costruzioni di una qualche rilevanza di cui non si conosca la natura, chiedere la possibilità di poterlo fare alla guida, all’accompagnatore o ai passanti. La stessa cautela occorre adottare relativamente a persone che indossino qualsiasi divisa. Ovviamente è vietato fotografare e filmare posti di blocco di militari in divisa o anche in borghese. L’assoluto divieto permane anche se dovessero incuriosire caratteristici abbigliamenti e armamenti, o particolari atteggiamenti dati per esempio dall’uso di masticare il “qat”, come avviene nello Yemen o le foglie di coca nei paesi andini. Quasi mai è consentito fotografare e filmare nei musei, ma a volte questo è vietato persino in molti siti archeologici. In alcuni luoghi sacri è invece consentito filmare e fotografare, ciò però non deve assolutamente autorizzare comportamenti estremamente disinvolti, come se si fosse in un luogo qualsiasi. In Vietnam, Cambogia e Laos pur non esistendo un divieto esplicito, può essere ritenuto offensivo mettersi in posa davanti o vicino a immagini e statue del Buddha, e più in generale vicino a immagini ritenute sacre. Esistono scene che nessuna norma scritta vieta esplicitamente di riprendere con foto o filmati. Ma il degrado, la povertà, situazioni di disagio sociale e di sofferenza, hanno diritto alla riservatezza, anche se si manifestano in pubblico. Può trattarsi di mendicanti, di bambini indigenti, di donne miseramente vestite, insomma di scene i cui protagonisti certo non godono; dubitiamo fortemente che gradirebbero la “diffusione” del loro “stato” se solo si desse loro la possibilità di scegliere. In questi casi è più che opportuno far prevalere soprattutto il rispetto e la “carità” evitando di trasformare la loro già penosa condizione in “folclore fotografico”. Sensibilità e correttezza servono sicuramente ad evitare spiacevoli incidenti quando si tratti di fotografare o filmare persone. Se lo si fa da lontano e con discrezione, in genere si riescono ad evitare le legittime proteste da parte dei protagonisti passivi, fermo restando il divieto morale di non “infierire”, insistendo su situazioni che si presupponga vogliano restare private. Buone e indispensabili norme di civiltà ed educazione pretendono che prima di fotografare una persona, le si faccia intendere la nostra volontà, e che ad una risposta negativa più o meno esplicita, faccia seguito un cordiale cenno di scuse e la rinuncia allo scatto. In genere non si riscontrano particolari difficoltà ad intendere la disponibilità o meno a farsi fotografare, ma in caso di dubbio, occorre senz’altro rinunciare. A volte gli stessi locali sono lieti di farsi ritrarre, altre volte invece, il rifiuto alla nostra richiesta può essere netto e persino infastidito. Anche in questa occasione occorre semplicemente prendere atto di una legittima pretesa, che va sempre rispettata, la stessa che probabilmente potremmo manifestare noi stessi, se ci trovassimo nella loro situazione. E’ da tenere presente che in certi paesi è necessario registrare sul passaporto l’importazione temporanea delle videocamere, ciò non tanto per un vezzo burocratico, ma per evitare che questi beni, considerati ancora una rarità, possano essere rivenduti nel paese.

Elemosine
Suggeriamo vivamente di non elargire mai soldi ai bambini.
In genere, prima che i visitatori manifestassero la loro generosità in questo modo, ai bimbi non sarebbe mai venuto in mente di chiedere alcunché. Non riteniamo sia giusto che debbano crescere pensando che possono dipendere dalla benevolenza degli altri. Sarebbe bene non regalare nulla, perché anche le penne, le caramelle, i rossetti che stanno per finire o le saponette e gli shampoo …presi in albergo, possono alimentare un processo psicologico di dipendenza che, non solo non fa bene alla loro e alla nostra dignità, ma neppure è in grado di risolvere concretamente il problema esistente. L’elemosina può forse regalare un sorriso, ma a prezzo di dannosità ben più rilevanti. L’elemosina può indurre alla rinuncia della ricerca di altri mezzi per vivere o sopravvivere, mentre esistono altri modi per manifestare concretamente la solidarietà a chi vive in condizioni di disagio, a partire dai bambini. Un altro suggerimento è quello di collegarsi con le numerose organizzazioni benefiche a cui è possibile donare oltre al denaro, vestiario o medicinali o attivare adozioni a distanza. Completamente diverso è, ovviamente, il caso in cui si diano soldi come corrispettivo di un servizio ricevuto, o come prezzo pagato per l’acquisto di uno dei tanti oggetti che i bambini di molte parti del modo offrono ai turisti, o come mancia, riconoscimento di un servizio particolarmente gradito.

Acquisti
Si tratta di un argomento spesso sottovalutato in rapporto ai comportamenti da adottare. In genere riassume cosa sia bene evitare di esportare per non incorrere in possibili sanzioni. C’è però un aspetto più importante di quello legale, che consiste nell’inopportunità di sottrarre beni e oggetti, per non contribuire al depauperamento del patrimonio artistico o naturalistico di un luogo. Non ci si riferisce solo a particolari oggetti d’antiquariato, ma a tutti quegli acquisti che possono, col procedere di queste cattive abitudini, apportare gravi danni al paese. Da segnalare che nei paesi con forti caratterizzazioni buddiste, le autorità doganali tendono a vietare l’esportazione di immagini che ritraggano il Buddha. A volte, la particolare condizione di povertà, la sottovalutazione del valore culturale e ambientale di un oggetto da parte delle autorità preposte, norme più o meno rigide quando addirittura non compiacenti, finiscono per lasciare solo alla nostra sensibilità la salvaguardia del luogo che ci ospita, come l’individuazione di ciò che può essere inopportuno acquistare e trasferire all’estero. Non va taciuto inoltre che talvolta la parentela o la compiacenza di guide locali con altrettanti negozianti di souvenir possono creare situazioni di fastidiosa pressione all’acquisto in questo o quel negozio o mercato o bazar. È noto l’interesse da parte delle guide più disinvolte di percepire anche consistenti percentuali sugli acquisti. In questi casi suggeriamo, dopo aver serenamente valutato l’interesse individuale e collettivo a questa eventualità, di usare un garbato ma fermo atteggiamento di rifiuto, tenendo conto di questo nella considerazione della “mancia”.

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